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Sosteniamo le due torri

Chi, almeno una volta nella vita, non ha sentito parlare delle “due torri di Bologna“? Simboli felsinei per eccellenza ritratti nelle foto di tutti i turisti ma anche di molti cittadini. Non tutti però forse ne conoscono la storia e le leggende che aleggiano intorno a questo monumento nazionale.
In questi giorni di grande dibattito e incertezza sul loro futuro, ve la raccontiamo noi!

L’origine medioevale

Un tempo la nostra città era puntellata da oltre 100 torri di origine medievale che le sono valse l’appellativo di ‘turrita‘. Si tratta di costruzioni di difesa con una valenza gentilizia: con la loro imponenza davano infatti anche prova del potere e dell’opulenza delle famiglie proprietarie. Ad oggi ne rimangono visibili una ventina circa, tra cui le più famose sono indubbiamente le due torri, Asinelli e Garisenda, lungo la Via Emilia in piazza di Porta Ravegnana, a pochi metri da Piazza Maggiore. Fino al 1919 insieme ad altre tre torri – Artemisi, Guidozagni e Riccadonna poi demolite – formavano un ‘mercato di mezzo’, oggi ricordato da una serie di botteghe di artigianato ricollocate nei portici adiacenti.

La torre degli Asinelli

Eretta tra il 1109 e il 1119 dalla famiglia omonima, è una delle 24 ancora visibili. Fu innalzata verso la fine del XI secolo e portata all’altezza attuale nel XII secolo: 97,2 metri, con una pendenza di 1.3 gradi e 498 gradini che portano ad un punto panoramico tra i più apprezzati della città. La rocchetta che circonda la base fu invece costruita nel 1488 per ospitare i soldati di guardia, poi occupata da botteghe di battirame.

Tra mito e scienza

Sono molte le credenze legate alle due torri, una tra tutte quella che da il nome alla torre maggiore, quella degli Asinelli. Narra di un contadino dedito al lavoro dei campi che un giorno, guidato dai suoi due asinelli, trova un baule pieno di monete d’oro, argento e pietre preziose che rinominò “il tesoro degli asinelli”. Lo condivise con la famiglia con riserbo, impiegandolo principalmente per garantire al figlio i migliori precettori e insegnanti. Il giovane si innamorò poi di una fanciulla appartenente ad una delle famiglie più importanti di Bologna, che pose come condizione per il matrimonio la costruzione di una torre molto alta, degna di rappresentarne l’agio. Ecco spiegata la nascita della torre medioevale pendente più alta del mondo.

Un’altra credenza vuole che la salita sulla Torre degli Asinelli prima della discussione della tesi, possa impedire il raggiungimento dell’agognato traguardo. Ecco perché i molti studenti che brulicano quotidianamente le strade della “dotta”, fino alla laurea, si perdono questa vista mozzafiato.

Ma il più noto retaggio della tradizione popolare è certamente quello della tagliatella cotta che stabilisce che lo spessore di questo piatto tipico debba essere di 8 millimetri, corrispondenti esattamente alla 12.270° parte della Torre.

Infine, forse pochi sanno che questa torre fu anche complice di scoperte scientifiche di rilievo come la rotazione della terra che si deve al lancio di una palla di cannone proprio dalla sua sommità che consentì a Giovanni Battista Guglielmini di misurare la deviazione della traiettoria durante la caduta e dimostrare così il movimento del nostro pianeta. Era il 1790.
Nonostante le intemperie – e una palla di cannone, che la colpì nel 1513 in occasione delle celebrazioni per papa Leone X – la Torre degli Asinelli è riuscita a sopravvivere intatta nel corso dei secoli.

La torre della Garisenda

Meno fortunata ma altrettanto nota, è la sorella minore la torre della Garisenda, eretta tra la fine del XI secolo e l’inizio del XII. Di soli 47 metri, si riconosce per la sua pronunciata pendenza dovuta al cedimento del terreno avvenuto durante la sua costruzione. In origine si stimava infatti fosse alta ben 60 metri ma nel XIV secolo fu abbassata di 12 metri per timore di un crollo, ecco perché è conosciuta anche come torre mozza. Ai piedi della torre Garisenda sorgeva la chiesetta settecentesca dedicata alla Vergine delle Grazie, poi abbattuta verso metà ottocento. Il basamento in selenite risale invece al restauro del 1889.

Nel XV secolo la torre Garisenda fu acquistata dalla Società dei Drappieri che aveva sede nella piazza antistante dove si teneva il mercato per poi passare tra le mani di diverse famiglie fino a quando venne donata al Comune dal barone Franchetti.

Una torre letteraria

Seppur all’ombra della vicina torre Asinelli, la Torre della Garisenda ebbe un’ampia risonanza letteraria. Fu più volte citata nelle opere di Dante, dalla Divina Commedia a Le Rime. In ricordo del suo passaggio a Bologna, paragona la torre pendente al gigante Anteo che si china. La targa fissata alla sua base, recita infatti che sembra che la Garisenda stia sempre per cadere ma che è soltanto un’illusione ottica.
Le due torri sono inoltre state oggetto di eponimo poema di Giosuè Carducci come parte delle Odi barbare.

Sosteniamo le due torri

Il monitoraggio dello stato di salute delle due torri ha rilevato la necessità di urgenti interventi di messa in sicurezza della torre Garisenda e di manutenzione dell’Asinelli. Ma restaurare edifici storici di quasi mille anni, è un’operazione molto delicata e articolata, una sfida straordinaria che necessita il supporto di tutti. Per consentire a enti privati e pubblici, imprese, cittadini e affezionati di Bologna di contribuire alla salvaguardia questo prezioso pezzo di storia, è stata attivata una campagna di crowdfunding.

Se si desidera contribuire, lo si può fare attraverso l’Art Bonus donando tramite bonifico*:
Beneficiario: Comune di Bologna
Iban: IT08F0200802435000105891683
Causale: “Art Bonus DL 83/2014 e ss.mm.ii – Comune di Bologna – RESTAURO DUE TORRI DI BOLOGNA – Codice fiscale o P. Iva del mecenate”

* Nei prossimi giorni sarà possibile donare anche attraverso altri sistemi di pagamento come carte di credito e PayPal.

Per maggiori informazioni, visitare il sito del Comune di Bologna.


Cecilia Bidorini

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