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Fashion Journal

Eco Fashion

Panama Trimmings, la sostenibilità è una questione di etichetta

Qual è la parte più importante di un jeans? A questa domanda non è facile rispondere per un consumatore qualsiasi, il quale probabilmente si soffermerebbe su aspetti funzionali del capo d’abbigliamento tipo il potere calorifero del denim o la tenuta della zip, giusto per citare i più intuibili. Ma se la domanda viene rivolta a un esperto di marketing e comunicazione, la risposta è quasi scontata: l’etichetta, perché vi è impresso il marchio del produttore. Ed è quindi nell’etichetta, nella sua qualità e nelle scelte stilistiche che viene riposta una parte di valore piccola, perché non rappresenta certamente il costo del jeans, ma al tempo stesso grande, perché il brand in essa riportato giustifica invece il prezzo di vendita.

A questi pochi centimetri quadrati, Panama Trimmings dedica da quindici anni tutte le sue attenzioni. L’azienda, con sede a Piove di Sacco (Padova), è una delle principali protagoniste del mercato e, soprattutto, una delle innovatrici di prodotto.
La clientela viene di conseguenza: Panama Trimmings è fornitore di retailer internazionali come Ovs, Inditex, H&M giusto per citare i player della moda accessibile. E poi compaiono marchi come Lee, Wrangler, Diesel, Armani, Dondup e Gucci. La sua capacità di penetrazione parte quindi dal basic per arrivare al prodotto di lusso. A raccontarci le caratteristiche delle etichette di Panama Trimmings è Giulia Pinato (Production Department).

Innanzitutto, Giulia: da dove nasce il nome Panama Trimmings?

Si tratta del frutto di quel che eravamo prima e di quel che siamo adesso. L’azienda, infatti, nasce più di 35 anni fa come produttore di tessuti a marchio Panama. Un brand che si era imposto nel settore e per il quale eravamo ben conosciuti dai maggiori clienti dell’abbigliamento. Poi, a partire dal 2008, è arrivata la svolta: Panama si è concentrata sulla produzione delle etichette, avendo la sensazione che per il tessile sarebbero arrivati momenti piuttosto difficili, mentre in quest’ambito si percepiva maggior fiducia. Di conseguenza, al vecchio nome è stata aggiunta la parola Trimmings per indicare la nuova specializzazione.

La scelta pare sia stata giusta, anche per la conservazione del made in Italy…

Certamente, perché oggi Panama Trimmings è tra i leader di mercato e riconosciuti come tali dai maggiori marchi di abbigliamento nazionali e internazionali. Il nostro sistema produttivo, basato sul modello di stock service, ci ha permesso di lavorare con le multinazionali del comparto pur mantenendo la produzione di etichette in Italia. In larga parte è destinata oltre i confini italiani, anche nel caso in cui la vendita sia stata fatta per un brand del nostro Paese, perché la manifattura del jeans o del pantalone avviene all’estero presso i loro terzisti di fiducia.

Non è paradossale che il jeans sia fatto all’estero e l’etichetta in Italia?

Apparentemente. Diciamo che nell’etichetta viene identificato il brand, e quindi i marchi ci tengono che sia fatta bene.

Recentemente avete affrontato una svolta nei materiali. Avete inserito un prodotto alternativo alla pelle che, nella storia del jeans, ha sempre rappresentato il punto di riferimento. Perché?

La spinta arrivava dai nostri clienti i quali, sia per ragioni di impatto ambientale sia per disporre di una nuova strategia di marketing, ci chiedevano un’alternativa alla pelle, che già noi offrivamo loro come materiale riciclato. A quel punto abbiamo investito in ricerca e sviluppo, collaborando con i nostri fornitori, per ottenere un materiale dal look simile alla pelle, con le stesse proprietà di incisione e serigrafia, ma di origine vegetale. Viridis è il risultato di questa ricerca. Si tratta di un poliuretano a base bio, che viene realizzato partendo dagli scarti della produzione del bioetanolo, utilizzando mais e grano non coltivati per l’alimentazione.

Come ha risposto il mercato?

Meglio di quanto potessimo immaginare. Siamo passati, in quattro anni dall’introduzione di Viridis, dall’80% di etichette in pelle all’80% di etichette con il materiale alternativo. Inoltre, si stanno aprendo nuovi fronti di sviluppo da parte della calzatura, della pelletteria e della piccola oggettistica. Viridis piace anche ai produttori di questi accessori, dai quali abbiamo ricevuto varie richieste per l’utilizzo in sostituzione della pelle tradizionale.

Quale sarà il futuro di Panama Trimmings?

Le etichette resteranno il nostro core business, ma saranno affiancate da altre destinazioni d’uso. Recentemente abbiamo partecipato a una fiera del packaging per proporre Viridis come materiale da confezionamento e la risposta è stata positiva. In particolare, lo stiamo testando per la realizzazione di contenitori destinati alla cosmetica, alla profumazione d’ambiente e al mondo del beverage. Inoltre, dopo aver conquistato la fiducia della clientela europea, nel mondo delle etichette cercheremo di fare breccia nel mercato americano, dove stiamo sviluppando un progetto commerciale con i nostri agenti di zona per riuscire a fornire le etichette Panama Trimmings ai marchi statunitensi.


Andrea Guolo
Giornalista professionista specializzato in economia, scrittore e autore teatrale, ha pubblicato libri per le edizioni Franco Angeli, San Paolo Marsilio, Morellini, tra cui La borsa racconta (2007, Franco Angeli), Uomini e carne. Un viaggio dove nasce il cibo (2009, Franco Angeli), Costruttori di bellezza (2014, Marsilio) e #IoSiamo. Storie di volontari che hanno cambiato l'Italia (2021, San Paolo). Fondatore e direttore di ItalianWineTour.Info, attualmente scrive per gli editori Class (Mf Fashion), Condé Nast (Vogue Italia), Gambero Rosso, Gruppo Food e per altre testate italiane ed estere.

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